Filtri fotografici
Pubblicato da Emanuel Scarponi in Recensioni · 3 Febbraio 2026
Tags: Filtri, fotografici, Holder, Nisi, Haida, Lee, K&F, Concept, Maven, Kase
Tags: Filtri, fotografici, Holder, Nisi, Haida, Lee, K&F, Concept, Maven, Kase
Utilizzo filtri fotografici praticamente da sempre, da circa quindici anni.
Nel mio percorso, legato principalmente alla fotografia di paesaggio, i filtri non sono mai stati un semplice accessorio, ma uno strumento fondamentale per costruire l’immagine già in fase di scatto.
Non si tratta di una verità assoluta né di un giudizio definitivo sui vari brand, ma di un percorso maturato nel tempo in base al mio modo di fotografare.
Non si tratta di una verità assoluta né di un giudizio definitivo sui vari brand, ma di un percorso maturato nel tempo in base al mio modo di fotografare.
Prima di entrare nel dettaglio, è giusto precisare che tutto ciò che segue nasce da una mia esperienza personale e riflette preferenze legate principalmente a comodità d’uso, feeling sul campo e flusso di lavoro.
Nel corso degli anni ho avuto modo di provare diversi sistemi e diversi marchi, sia con filtri a lastra che con sistemi magnetici. Tra i brand che ho utilizzato ci sono Lee, Haida, NiSi, K&F Concept, Kase e Maven Filters, ognuno con una propria filosofia, punti di forza e inevitabili compromessi quando si passa dalla teoria all’uso reale sul campo.
Sistemi a lastra: esperienza reale sul campo

Il mio primo approccio ai filtri a lastra è stato con il sistema Lee, uno dei riferimenti storici per questo tipo di fotografia. Un sistema solido e collaudato, che ho però accantonato abbastanza rapidamente con l’uscita dell’holder NiSi V3.
All’epoca, l’introduzione del polarizzatore circolare integrato direttamente nell’holder rappresentava una vera innovazione. 

Per chi, come me, utilizza il polarizzatore molto spesso nella fotografia di paesaggio, era una soluzione estremamente interessante e promettente dal punto di vista pratico.
Nel tempo sono poi passato alle versioni successive, NiSi V5 e V5 Pro, ma nonostante i miglioramenti introdotti non sono mai riuscito ad avere un feeling completo con il sistema.
Il limite principale, per il mio modo di lavorare, è sempre stato legato alla gestione del polarizzatore insieme ad altri filtri. Quando erano già inserite una o più lastre ND o GND, non avevo la possibilità di rimuovere o reinserire facilmente il polarizzatore senza dover intervenire sull’intero setup.
Il limite principale, per il mio modo di lavorare, è sempre stato legato alla gestione del polarizzatore insieme ad altri filtri. Quando erano già inserite una o più lastre ND o GND, non avevo la possibilità di rimuovere o reinserire facilmente il polarizzatore senza dover intervenire sull’intero setup.
Durante le sessioni di scatto questo si traduceva in una perdita di rapidità operativa, soprattutto nelle situazioni più dinamiche, dove semplicità e velocità fanno davvero la differenza.
Inoltre, in condizioni di freddo o in ambienti con polvere o sabbia, mi è capitato che la rotella di regolazione del polarizzatore diventasse molto dura da girare o, in alcuni casi, si bloccasse. Sul campo, questo rappresenta un limite importante, soprattutto quando si lavora in condizioni ambientali già impegnative.
Parallelamente ho utilizzato anche sistemi a lastra di K&F e Haida.
Tra quelli provati, il sistema K&F è stato quello con cui mi sono trovato meglio risolvendo al meglio in termini di facilità e comodità di utilizzo il problema che riscontravo con il polarizzatore ( come espresso sopra ) grazie al suo meccanismo, risultando complessivamente più immediato rispetto ad altri.
Nel caso specifico del sistema K&F, pur non avendo mai avuto problemi concreti, le plastiche esterne non mi hanno mai trasmesso una sensazione di totale solidità e affidabilità, anche se va detto che si tratta più di una percezione personale che di un limite reale riscontrato sul campo.
Nel tempo, uno degli aspetti che mi ha portato ad allontanarmi progressivamente dai sistemi a lastra è stato il peso e l’ingombro, soprattutto durante uscite lunghe o in contesti non ideali.

Il passaggio ai sistemi magnetici
Proprio per superare molte delle limitazioni riscontrate con i sistemi a lastra, mi sono avvicinato ai sistemi magnetici, che mi hanno permesso di migliorare sensibilmente aspetti come rapidità operativa, ingombro e praticità.
Per diversi anni, prima di approdare a Maven, ho utilizzato i filtri magnetici Kase serie Revolution, un sistema che reputo molto valido e ben progettato. Si tratta di filtri solidi, affidabili e con una qualità complessiva elevata; inoltre, il produttore dichiara una buona resistenza alle cadute, un aspetto sicuramente rassicurante, anche se fortunatamente non mi è mai capitato di doverlo verificare personalmente.
Successivamente ho utilizzato anche sistemi magnetici di K&F e, infine, Maven, ed è qui che il mio modo di fotografare ha iniziato a incidere in maniera decisiva sulla scelta dell’attrezzatura.
Oggi, in fase di scatto, do sempre più importanza alla velocità, alla semplicità e all’esperienza d’uso reale, anche accettando, se così si può dire, un piccolo compromesso su aspetti come nitidezza assoluta o lievi dominanti colore, purché siano minime e facilmente correggibili in post-produzione.
Oggi, in fase di scatto, do sempre più importanza alla velocità, alla semplicità e all’esperienza d’uso reale, anche accettando, se così si può dire, un piccolo compromesso su aspetti come nitidezza assoluta o lievi dominanti colore, purché siano minime e facilmente correggibili in post-produzione.
Per me, un filtro deve prima di tutto non farmi perdere lo scatto.
Perché oggi utilizzo Maven Filters

Utilizzo Maven Filters da circa un anno, e fin dai primi utilizzi alcuni aspetti mi hanno colpito in modo particolare.
Il primo è senza dubbio la velocità di utilizzo. Tutto è pensato per essere immediato, intuitivo e funzionale sul campo.
Apprezzo molto anche l’estetica del sistema: ogni filtro è riconoscibile anche dall’esterno grazie al colore e a delle tacche grafiche che indicano chiaramente il tipo di filtro. Può sembrare un dettaglio secondario, ma quando si lavora velocemente o in condizioni difficili fa una differenza concreta.
Apprezzo molto anche l’estetica del sistema: ogni filtro è riconoscibile anche dall’esterno grazie al colore e a delle tacche grafiche che indicano chiaramente il tipo di filtro. Può sembrare un dettaglio secondario, ma quando si lavora velocemente o in condizioni difficili fa una differenza concreta.
Un altro aspetto che reputo importante è l’approccio del brand: Maven propone spesso nuove tipologie di filtri. Alcune possono risultare più o meno utili in base al proprio stile fotografico, ma questo dimostra una volontà reale di innovare e di ascoltare le esigenze dei fotografi.
Infine, ho avuto modo di scambiare alcune informazioni direttamente con Michael, l’ideatore del brand. La disponibilità, la chiarezza e l’approccio estremamente umano sono aspetti che contribuiscono a creare fiducia e che oggi non do affatto per scontati.
Considerazioni finali
Nonostante oggi abbia trovato nei sistemi magnetici la soluzione che meglio si adatta al mio modo di fotografare, tengo a precisare che possiedo ancora la maggior parte dei sistemi a lastra e magnetici che ho utilizzato nel corso degli anni.
Questo perché, al di là delle preferenze personali, ogni sistema ha ancora i suoi punti di forza e può rivelarsi la scelta giusta in base al tipo di uscita, alle condizioni ambientali o semplicemente all’approccio fotografico del momento.
Questo perché, al di là delle preferenze personali, ogni sistema ha ancora i suoi punti di forza e può rivelarsi la scelta giusta in base al tipo di uscita, alle condizioni ambientali o semplicemente all’approccio fotografico del momento.
È importante ribadire che questa è una mia opinione personale, basata esclusivamente sull’esperienza sul campo.
Oggi i filtri fotografici hanno raggiunto standard qualitativi molto elevati e le differenze tra i vari brand sono spesso più legate a ergonomia, flusso di lavoro ed esperienza d’uso che a reali limiti tecnici.
Oggi i filtri fotografici hanno raggiunto standard qualitativi molto elevati e le differenze tra i vari brand sono spesso più legate a ergonomia, flusso di lavoro ed esperienza d’uso che a reali limiti tecnici.
Nei prossimi periodi pubblicherò anche articoli dedicati a test pratici sulla qualità effettiva dei filtri fotografici che ho utilizzato.
Non si tratterà di test scientifici o da laboratorio, ma di prove “fatte in casa” e sul campo, basate su immagini reali e situazioni concrete, con l’obiettivo di analizzare aspetti come nitidezza, dominanti colore e comportamento generale, sempre con un approccio pratico e onesto.
Non si tratterà di test scientifici o da laboratorio, ma di prove “fatte in casa” e sul campo, basate su immagini reali e situazioni concrete, con l’obiettivo di analizzare aspetti come nitidezza, dominanti colore e comportamento generale, sempre con un approccio pratico e onesto.
Se utilizzi anche tu utilizzi filtri fotografici a lastra o magnetici e hai avuto esperienze diverse dalle mie, mi farebbe piacere leggere il tuo punto di vista.
Ogni fotografo ha un proprio modo di lavorare e confrontarsi su attrezzatura, soluzioni e compromessi è spesso il modo migliore per crescere e migliorare il proprio flusso di lavoro.
Ogni fotografo ha un proprio modo di lavorare e confrontarsi su attrezzatura, soluzioni e compromessi è spesso il modo migliore per crescere e migliorare il proprio flusso di lavoro.
Puoi contattarmi tramite la pagina “Contattami” sul mio sito, oppure scrivermi direttamente tramite messaggio su Instagram o Facebook: il confronto e lo scambio di esperienze sono sempre benvenuti.
